Quasi mai in senso stretto. Per il lavoratore i corsi imposti dalla sicurezza non possono costare nulla (articolo 37, comma 12, del decreto legislativo 81/2008). Per l’azienda la formazione può essere finanziata con lo 0,30% che già versa all’INPS, se aderisce a un fondo interprofessionale, o con avvisi pubblici: sono risorse sue o pubbliche, non regali.

“Formazione gratuita per i dipendenti” è una delle frasi più cercate e meno precise del settore. Dice poco su chi paga, e il dettaglio cambia tutto: la persona, l’azienda, il fondo, lo Stato. Abbiamo letto la legge e le pagine del Ministero del Lavoro e di Fondimpresa il 7 ottobre 2026 per separare i casi.

Gratuita per chi?

La parola copre tre situazioni diverse, e conviene non mescolarle.

  • Gratuita per il lavoratore. Il corso non gli costa niente e si svolge in orario di lavoro. È un obbligo di legge per la formazione sulla sicurezza.
  • Gratuita per l’azienda perché già pagata. I costi si coprono con risorse che l’impresa ha versato in precedenza e che un fondo interprofessionale le restituisce.
  • Gratuita per l’azienda perché finanziata da fondi pubblici. Avvisi e contributi con regole, scadenze e domande da presentare.

Chi promette “corsi gratis” senza dire in quale delle tre rientra sta dicendo poco. Zero informazioni. Molta pubblicità.

Cosa dice la legge sui costi per il lavoratore?

Su Normattiva l’articolo 37, comma 12, del decreto legislativo 81/2008 dice che la formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti “deve avvenire […] durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori”. Una riga sola. Vale per la formazione in materia di salute e sicurezza, che è un obbligo del datore di lavoro. La norma riguarda quella formazione: un master scelto dal dipendente per sé è un altro discorso.

La differenza tra corsi che l’azienda deve fare e corsi che sceglie di fare è il punto di partenza di tutto. Ne abbiamo parlato nell’articolo su quando il contratto impone corsi pagati dall’azienda.

Da dove vengono i soldi dei fondi interprofessionali?

Dal contributo che le aziende versano all’INPS. Il Ministero del Lavoro spiega che i fondi paritetici interprofessionali sono organismi istituiti per finanziare la formazione continua dei lavoratori delle aziende che vi aderiscono (articolo 118 della legge 388/2000). Lo 0,30%, al netto dei costi amministrativi, del contributo integrativo per la disoccupazione involontaria versato all’INPS (articolo 25 della legge 845/1978) viene restituito al fondo scelto dall’azienda.

C’è un dettaglio che si perde spesso. Piccolo, ma decisivo. Chi non aderisce a nessun fondo versa lo stesso: la somma confluisce in fondi rotativi del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Economia. Non è una tassa in più per chi aderisce, quindi, ma una scelta su dove far andare un contributo già dovuto. L’adesione è volontaria e passa dal flusso UniEmens; è revocabile e il passaggio tra fondi ha limiti.

“Gratuita”, allora? Diciamo restituita. Non regalata. Nella nostra esperienza è la formula che evita più delusioni.

Quanto costa aderire e usare un fondo?

Aderire non costa. Fondimpresa lo scrive chiaramente: l’adesione non comporta un costo aggiuntivo, si fa una sola volta e non va rinnovata. Le risorse versate finiscono su un Conto Formazione intestato all’azienda, che serve a finanziare i piani formativi per i propri lavoratori.

Usarlo, invece, ha regole. Sul Conto Formazione di Fondimpresa le risorse vanno usate entro i due anni successivi a quello di accreditamento, altrimenti passano al Conto di Sistema. E per i piani collegati al Fondo Nuove Competenze, il fondo ha esonerato le aziende dall’obbligo di concorrere almeno per un terzo al costo: segno, dedotto da noi e non letto altrove, che per i piani ordinari quel concorso esiste. Le condizioni esatte vanno chieste al fondo, perché cambiano da un fondo all’altro. Come si aderisce, passo per passo, è nella guida come si aderisce a un fondo interprofessionale; la scelta tra conto aziendale e avvisi è nell’articolo su Conto Formazione e Conto Sistema.

Cosa aggiungono gli avvisi pubblici?

Gli avvisi dei fondi (il Conto di Sistema di Fondimpresa emette avvisi pubblici per piani di qualità e innovazione) e gli strumenti del Ministero, come il Fondo Nuove Competenze, servono a chi vuole più di quanto il proprio conto permette. Funzionano con una domanda, una scadenza e risorse limitate. Il Fondo Nuove Competenze, per esempio, rimborsa le ore di lavoro dei dipendenti in formazione, ma non quelle di corsi obbligatori per legge: lo spieghiamo nella guida cos’è il Fondo Nuove Competenze e chi può chiederlo.

Gli avvisi cambiano in fretta. Davvero. Un esempio recente è l’Avviso 3/2026 di Fondimpresa, chiuso in anticipo. Il 7 ottobre 2026 la home di Fondimpresa elenca anche gli avvisi 1/2026 e 2/2026: chi li cerca deve guardare le scadenze sul sito del proprio fondo, non qui.

Tre domande prima di accettare un corso gratuito

  1. Chi paga davvero? Un fondo, lo Stato, l’azienda, o la persona con altri mezzi (dati, tempo, un abbonamento)? Se la risposta è vaga, è un campanello.
  2. Chi eroga la formazione? Per il Fondo Nuove Competenze, per esempio, la formazione è erogata da enti titolati o accreditati dalle Regioni. Chiedi il nome dell’ente, non solo del marchio.
  3. Cosa ricevo alla fine? Un attestato di frequenza non è un titolo. Come riconoscerne uno serio lo abbiamo scritto nella guida ai corsi online gratuiti e al loro valore. Per capire da quale canale partire, c’è il test di orientamento sulla formazione finanziata.

Domande frequenti

Il lavoratore può essere obbligato a pagare un corso sulla sicurezza?

No. L’articolo 37, comma 12, del decreto legislativo 81/2008 dice che la formazione dei lavoratori non può comportare oneri economici a loro carico e si svolge durante l’orario di lavoro.

Aderire a un fondo interprofessionale costa qualcosa?

Non per Fondimpresa: l’adesione non ha costi aggiuntivi. Le regole degli altri fondi vanno lette sui loro siti.

Chi non aderisce a nessun fondo paga lo stesso lo 0,30%?

Sì. Il Ministero del Lavoro precisa che il versamento è comunque dovuto e confluisce in fondi rotativi del Ministero stesso e del Ministero dell’Economia.

Il Fondo Nuove Competenze si può chiedere oggi?

Per la terza edizione no, gli invii sono chiusi dal 10 aprile 2025. Questa guida non sostituisce la lettura delle fonti né il parere del tuo consulente del lavoro o del fondo a cui aderisci.

Fonti