Lo può chiedere solo il datore di lavoro privato (anche a partecipazione pubblica) che ha firmato un accordo collettivo di rimodulazione dell’orario di lavoro per fare formazione ai propri dipendenti. Il Fondo rimborsa le ore di lavoro dedicate al corso, non il corso. Un lavoratore non può presentare domanda. La terza edizione ha chiuso gli invii il 10 aprile 2025.
Detta così sembra semplice. Il nome però inganna: fa pensare a un contributo per imparare cose nuove, mentre funziona come un rimborso del costo del lavoro. Un rimborso, appunto. Abbiamo letto le pagine del Ministero del Lavoro e la guida ufficiale alla terza edizione il 7 ottobre 2026: ecco cosa dicono, con le date, e cosa non siamo riusciti a verificare.
Che cos’è il Fondo Nuove Competenze?
È una misura per le imprese che accompagna la transizione digitale ed ecologica e punta a favorire nuova occupazione. La guida del Ministero lo fa risalire all’articolo 88 del decreto-legge 34 del 2020. La terza edizione, “Competenze per le innovazioni”, è un’operazione del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027 cofinanziata dall’Unione europea.
Le regole stanno nel decreto interministeriale del 10 ottobre 2024 (Gazzetta Ufficiale n. 283 del 3 dicembre 2024) e nell’Avviso approvato con il decreto direttoriale n. 439 del 5 dicembre 2024. Non è un corso. Non è un bonus per la persona.
Chi può presentare la domanda?
L’Avviso si rivolge ai datori di lavoro privati, anche a partecipazione pubblica, con un accordo collettivo di rimodulazione dell’orario di lavoro firmato dopo il 3 dicembre 2024. Lo firmano le rappresentanze sindacali operative in azienda; se non ci sono, quelle territoriali delle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori più rappresentative. Le domande avevano tre linee:
- Singoli datori di lavoro: almeno 3 lavoratori coinvolti, contributo massimo di 2 milioni di euro.
- Filiere formative: almeno 5 datori di lavoro di micro, piccole e medie imprese e 10 lavoratori, nessun datore oltre il 25% dei partecipanti; massimo 8 milioni.
- Sistemi formativi: una grande impresa capofila più almeno due datori, con almeno 100 lavoratori, il 40% dei quali di imprese diverse dalla capofila; massimo 12 milioni.
Soglie precise. Sbagliarle costa.
I lavoratori in somministrazione possono essere coinvolti: presenta la domanda l’agenzia, loro datore di lavoro. La persona dipendente non presenta nulla. Partecipa.
Che cosa rimborsa, e quanto?
Il contributo si calcola sul costo orario di chi frequenta. Per la retribuzione oraria la guida indica la retribuzione teorica mensile comunicata all’INPS, per 12 e divisa per 1.720 ore, con la quota di contributi del lavoratore dedotta. Su quella base il Fondo riconosce:
- il 60% della retribuzione oraria delle ore di formazione, l’80% per sistemi e filiere;
- il rimborso integrale degli oneri previdenziali e assistenziali di quelle ore, quota del lavoratore compresa;
- il 100% della retribuzione per i disoccupati da almeno 12 mesi assunti prima della formazione con apprendistato o a tempo indeterminato.
Ci sono anche un bonus di 800 euro per ogni disoccupato assunto dopo il percorso (se almeno il 70% viene assunto) e di 300 euro per gli stagionali di turismo e agricoltura. Anticipo del 40% con fideiussione, saldo da chiedere entro 365 giorni dall’approvazione; se gli importi dichiarati non coincidono con la banca dati INPS, vale il minore.
Che requisiti deve avere la formazione?
Una condizione sbagliata può far saltare il rimborso. Una sola basta.
- da 30 a 150 ore per lavoratore (20 per i disoccupati da assumere come stagionali);
- nessun avvio prima dell’ammissione a contributo, altrimenti istanza rigettata e contributo revocato;
- ambiti definiti: digitale, intelligenza artificiale, sostenibilità, economia circolare, transizione ecologica, efficientamento energetico, welfare aziendale;
- enti titolati o accreditati dalle Regioni, e un documento di trasparenza o validazione delle competenze a fine percorso;
- niente formazione che costituisce un obbligo di legge per il datore o per il lavoratore.
L’ultimo punto spiega un equivoco frequente: i corsi sulla sicurezza imposti dalla legge non si finanziano con il Fondo, anche se altre strade esistono (ne parliamo nell’articolo su formazione sulla sicurezza e fondi interprofessionali). E chi è in cassa integrazione deve veder interrotto il trattamento per tutta la durata del percorso.
Che ruolo hanno i fondi interprofessionali?
Se l’azienda aderisce a un fondo che partecipa all’iniziativa, deve indicarlo nella domanda, pena l’esclusione. Nessuno sconto. Il fondo finanzia la formazione in tutto o in parte e verifica il piano entro 60 giorni; la guida precisa che il Fondo Nuove Competenze non lo sostituisce ma si affianca.
Fondimpresa ha attivato le tre linee con le risorse del Conto Formazione, esclusa la modalità voucher, e sul suo sito esonera per il piano collegato dall’obbligo di concorrere ad almeno un terzo del costo. Come funziona quel conto è nell’articolo su Conto Formazione e Conto Sistema; il quadro generale nelle 10 domande sui fondi interprofessionali.
A che punto è la terza edizione?
Gli invii? Chiusi. Erano possibili dal 10 febbraio al 10 aprile 2025. La dotazione iniziale era di 731 milioni di euro; con il decreto direttoriale n. 243 del 23 maggio 2025 è salita a circa 1 miliardo e 49 milioni. Il 14 gennaio 2026 il Ministero ha pubblicato un nuovo elenco di istanze singole finanziabili, dopo un incremento di 125.952.000 euro (decreto direttoriale n. 9 del 9 gennaio 2026). Le domande non finanziabili potranno trovare copertura solo con eventuali risparmi.
E una nuova edizione? Nelle pagine ministeriali che abbiamo letto non c’è un avviso di quarta edizione. Per ora, nessuno. Google propone ricerche con quel nome, ma una ricerca non è un atto. Se sei un’azienda, controlla la pagina del Ministero e gli avvisi aperti del tuo fondo, come l’Avviso 3/2026 di Fondimpresa. Se non hai un lavoro, la strada è quella dei servizi per l’impiego, a partire dal programma GOL. Se ti chiedi quanto sia davvero gratuita la formazione dei dipendenti, c’è la guida su chi paga la formazione in azienda; per capire da quale canale cominciare, il test di orientamento sulla formazione finanziata.
Nella nostra esperienza di lettura di questi atti l’errore più comune è partire dal corso: si sceglie, si paga, poi si scopre che l’accordo sindacale mancava. Il Fondo si ragiona al contrario. Si parte dall’accordo.
Domande frequenti
Un lavoratore può chiedere il Fondo Nuove Competenze?
No. L’istanza la presenta il datore di lavoro dopo un accordo collettivo. Il lavoratore è destinatario della formazione, non richiedente.
Il Fondo rimborsa i corsi obbligatori sulla sicurezza?
No. La guida del Ministero esclude i percorsi che costituiscono un obbligo di legge.
Bisogna aderire a un fondo interprofessionale?
Non sempre. Si può partecipare senza fondo se l’azienda non aderisce ad alcun fondo, se il suo fondo non partecipa o se ha esaurito le risorse. Se aderisce a un fondo che partecipa, va indicato.
Si può ancora presentare domanda?
Per la terza edizione no: gli invii sono finiti il 10 aprile 2025. Una nuova edizione non risulta pubblicata. Questa guida riassume atti ufficiali e non sostituisce la lettura dell’Avviso né il parere del tuo consulente del lavoro o del tuo fondo.
Fonti
- Ministero del Lavoro, Fondo nuove competenze e Avviso FNC3, lette il 7 ottobre 2026.
- Ministero del Lavoro, Guida al Fondo nuove competenze 3 (PDF, dicembre 2024).
- Ministero del Lavoro, nuovo elenco delle istanze finanziabili (14 gennaio 2026) e materiali utili.
- Fondimpresa, FNC terza edizione: linee guida, letta il 7 ottobre 2026.
