Esiste una norma che dice quando un corso deve essere pagato dall’azienda? Sì, e non è solo quella sulla sicurezza. Dal 2022 c’è anche un articolo del cosiddetto Decreto Trasparenza che riguarda ogni formazione che il datore di lavoro è tenuto a dare, per legge o per contratto. Molti lavoratori non lo conoscono. Molte aziende lo applicano senza sapere di farlo.

Qui lo leggiamo insieme, comma per comma, e vediamo che cosa cambia in pratica. Se invece cerchi la risposta sul corso di sicurezza o sul master che vorresti far pagare, parti dalla guida ai corsi di formazione pagati dall’azienda dal lato del lavoratore: qui andiamo oltre.

Che cosa dice l’articolo 11 del Decreto Trasparenza

L’articolo 11 del D.Lgs. 27 giugno 2022, n. 104 si intitola “Formazione obbligatoria” e ha tre commi. Abbiamo riletto il testo su Normattiva il 6 ottobre 2026, e lo riassumiamo senza aggiungere nulla.

Il primo comma dice che, quando il datore di lavoro è tenuto a erogare una formazione per lo svolgimento del lavoro, secondo previsioni di legge o di contratto individuale o collettivo, quella formazione va “garantita gratuitamente a tutti i lavoratori”. Dice anche che va considerata orario di lavoro e, ove possibile, si svolge durante lo stesso.

Tre idee in una frase. Gratuita. Conta come orario di lavoro. Possibilmente nell’orario stesso.

La norma nasce dal recepimento di una direttiva europea sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili, la 2019/1152, ed è in vigore dal 13 agosto 2022. Non è una regola sulle “ferie di formazione” né sul diritto a studiare quello che si vuole: riguarda solo la formazione che l’azienda ha già l’obbligo di dare. È una distinzione sottile, e la maggior parte dei fraintendimenti nasce da lì.

“Legge o contratto”: dove cercare l’obbligo

La formula “previsioni di legge o di contratto individuale o collettivo” è il cuore della norma, perché indica tre posti dove può nascere l’obbligo di formare.

  • La legge. L’esempio classico è la sicurezza sul lavoro, ma non è l’unico settore con obblighi formativi.
  • Il contratto collettivo. Alcuni CCNL contengono norme sulla formazione, con un monte ore o con corsi per determinate qualifiche. Se il tuo ne ha, quella formazione rientra nel comma.
  • Il contratto individuale. Una lettera di assunzione che promette un percorso di formazione crea un obbligo per l’azienda.

Quindi la prima mossa non è chiedere. È leggere: la tua lettera di assunzione, il CCNL applicato, gli eventuali accordi aziendali. La risposta è quasi sempre scritta lì.

Che cosa resta fuori: il comma 2

Il secondo comma pone un limite. L’obbligo del primo comma non riguarda la formazione professionale o quella necessaria al lavoratore per ottenere, mantenere o rinnovare una qualifica professionale, a meno che il datore di lavoro non sia tenuto a fornirla dalla legge o dalla contrattazione collettiva.

Tradotto: un corso che ti serve per un’abilitazione tua, o un master che scegli tu per crescere, non diventa a carico dell’azienda solo perché esiste il decreto. Può esserlo se lo prevede la legge o il CCNL. Altrimenti resta un accordo da trattare, ed è il caso di cui parliamo nell’altra guida.

Il terzo comma chiude con una conferma: restano ferme le disposizioni degli articoli 36 e 37 del D.Lgs. 81/2008, cioè quelle su informazione e formazione in materia di sicurezza.

Tre verifiche prima di scrivere all’azienda

Nella nostra esperienza, quando prepariamo un piano formativo con un’azienda, la domanda da cui partiamo è sempre la stessa: quale parte del corso è un obbligo e quale è una scelta? Vale anche dal lato del lavoratore. Prima di far valere l’articolo 11, fai tre verifiche.

  1. Trova la fonte. Quale legge, quale articolo del CCNL, quale clausola del contratto prevede il corso? Se non la trovi, il corso potrebbe non essere un obbligo.
  2. Chiedi per iscritto quando si svolge. Il decreto parla di orario di lavoro “ove possibile”: se il corso cade fuori orario, chiedi come verrà compensato. La risposta dipende dal contratto, e conviene averla scritta.
  3. Conserva le carte. Iscrizione, calendario, attestato. Se in futuro nascesse una discussione, saranno la tua prova.

Non è una sfida all’azienda. Una mail chiara basta, di solito, a far partire la verifica. Ecco una traccia, da adattare: “Gentile ufficio personale, nel mio contratto individuale (o nel CCNL applicato, articolo indicato) è prevista una formazione su questo tema. Potete confermarmi date, orario di svolgimento e come verrà gestito il tempo del corso? Grazie, e a presto”. Tre righe, la fonte citata, nessun tono di rivendicazione.

Se l’azienda risponde che il corso non è dovuto, chiedi su che cosa si basa. A volte ha ragione, perché il corso rientra nel comma 2. A volte la clausola c’è e nessuno l’aveva mai letta.

Se l’obbligo è dell’azienda, i fondi aiutano a sostenerlo

Che l’azienda debba erogare un corso non significa che debba sostenerne il costo da sola. Le imprese che aderiscono a un fondo interprofessionale destinano a quel fondo lo 0,30% delle retribuzioni imponibili che già versano, e possono presentare un piano formativo. Che cosa il fondo ammetta, per la formazione obbligatoria, lo spieghiamo nell’articolo sulla formazione sulla sicurezza finanziata dai fondi: non tutto rientra, e sono le regole di ciascun avviso a deciderlo.

Questa pagina è informativa e non sostituisce il parere di un consulente del lavoro sul tuo contratto. Il decreto riguarda i rapporti di lavoro in generale: per situazioni particolari, come apprendistato, collaborazioni o pubblico impiego, chiedi a chi conosce la tua posizione.

Domande frequenti

Un corso fuori dall’orario di lavoro è legittimo?

L’articolo 11 stabilisce che la formazione obbligatoria va considerata orario di lavoro e, ove possibile, svolta durante l’orario. Se si svolge fuori, il tempo non può essere trattato come tempo libero del lavoratore. Come venga compensato dipende dal contratto: chiedilo per iscritto.

L’articolo 11 vale anche per i corsi sulla sicurezza?

Sì, in coerenza con gli articoli 36 e 37 del D.Lgs. 81/2008, che il comma 3 lascia fermi. Per la sicurezza la regola è già esplicita: formazione durante l’orario di lavoro e senza oneri per il lavoratore.

Se il corso è previsto solo dal mio contratto individuale, vale lo stesso?

Sì. Il primo comma cita espressamente il contratto individuale accanto a quello collettivo e alla legge. Se la promessa è scritta nella lettera di assunzione o in un accordo firmato, il corso rientra nell’obbligo.

Hai già controllato che cosa scrive il tuo contratto sulla formazione, o hai sempre dato per scontato che non dicesse nulla?